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studio di architettura per l'ambiente: Ritenendo la professione dell'architetto imprescindibile dall'abitare, dal fruire e governare il territorio, ci poniamo l'obbiettivo di sostenere, promuovere e diffondere una cultura etica della gestione delle risorse, nel rispetto delle biodiversità e del ciclo vitale.
Noi non siamo degli economisti
atene-240Noi non siamo degli economisti


Noi non siamo degli economisti, siamo degli osservatori, ma l’osservazione degli eventi ci impone una riflessione anche di tipo economico.
Quella che ci presentano oggi come una crisi economica è una crisi di sistema, la crisi di un modello, quello del capitalismo d’assalto, del capitalismo bulimico, divoratore di Ambiente, di Territorio, di Partecipazione e di Democrazia.
Ecco perché la crisi attuale è soprattutto crisi ambientale e crisi democratica.
L’economia convenzionale, come dice Vladimiro Giacchè, ha l’esigenza di mantenere inalterati i consumi, ecco perché è così difficile attuare politiche di buon senso di riduzione dei rifiuti, perché il dictat economico va in altra direzione: la produzione ed i consumi devono crescere, a tutti i costi! anche a fronte del fatto che i redditi calino e la disoccupazione aumenti, L’obbiettivo utopico è: abbassare i salari e aumentare i consumi. Non a torto il nostro premier si rivolge ai cittadini italiani chiamandoli testualmente “telespettatori consumatori” invitando i telegiornali a non spaventarli inutilmente con dichiarazioni economiche catastrofiche. Si incentiva così l’indebitamento con il miraggio che i consumi portino la ripresa economica, si incoraggia la cementificazione del territorio e l’abusivismo edilizio, quando oramai il nostro territorio è saturo, al collasso (dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata seppellita sotto il cemento). In Campania, è notizia degli ultimi giorni, dei fondi Por 2007-2013, per la complessa opera di riqualificazione dei regi lagni, si procede a stralcio con progetti più limitati da finanziare di volta in volta, mentre si spostano ingenti risorse economiche per la realizzazione di un altro lotto del centro commerciale il Vulcano buono di Renzo Piano, denominato grande centro logistico intermodale della filiera del commercio in Campania. e per la realizzazione di una bretella di collegamento tra il porto di Pozzuoli e la Tangenziale di Napoli. Si chiariscono ancora una volta gli obiettivi e le mete

Ma il Modello attuale, del capitalismo vampiro ha fallito, è un modello irrazionale di tipo lineare che tende a consumare le risorse in maniera bulimica come se queste fossero inesauribili, e non lo sono; grava sull’ecosistema in maniera oramai insostenibile ad una crescita esponenziale generando un impronta ecologica cinque volte superiore alla capacità della terra di rigenerare la risorse consumate.
NEGLI ULTIMI 60 ANNI ABBIAMO CONSUMATO L’EQUIVALENTE DEI PRECEDENTI 200.000 ANNI!
E SIAMO IN ACCELLERAZIONE VISTO CHE PAESI COME LA CINA, IL GIAPPONE E L’INDIA SONO IN CRESCITA
2 MILIARDI E MEZZO DI PERSONE CHE VOGLIONO IL NOSTRO STESSO SVILUPPO!
CI SERVONO ALMENO 5 PIANETI COME IL NOSTRO!
OGNI GIORNO: 40 MILA ETTARI DI DISBOSCAMENTO!
OGNI GIORNO: 30 MILA ETTARI DI DESERTO IN PIU’!
OGNI GIORNO CONSUMIAMO:
85 MILIONI DI BARILI DI PETROLIO con una crescita del 2,3%
OGNI GIORNO: SCARICHIAMO IN ATMOSFERA 100 MILIONI DI TONNELLATE DI CO2
OGNI GIORNO: 150 SPECIE ANIMALI SI ESTINGUONO
OGNI GIORNO SIAMO 250 MILA ESSERI UMANI IN PIU
QUESTO MODELLO DI SVILUPPO PRODUCE:
OGNI GIORNO: 10 MILIARDI DI TONNELLATE DI RIFIUTI !

Ma il rifiuto è la cartina di tornasole del sistema, è la prova provata dell’errore di progettazione che sta alla base di questa concezione di sviluppo illimitato ed esponenziale.
Il problema della gestione dei rifiuti nemmeno esiterebbe in un modello ecologico di tipo circolare.
Cosa è successo in Campania con l’emergenza rifiuti? Si è messo in atto uno dei capisaldi della scuola del capitalismo fondamentalista di Friedmann, la dottrina dello shock: trasformare il “politicamente impossibile” con il “politicamente inevitabile”.
La teoria, come racconta molto bene Naomi Klein nel suo libro la shock economy, si basa su questa strategia. attendere il verificarsi di una grande crisi o di uno grande shock collettivo per ottenere un guadagno personale ( lobbistico), sfruttare le risorse dello stato quando gli abitanti sono ancora disorientati per poi agire rapidamente per rendere “permanenti” le riforme. (?)
Friedmann in uno dei suoi saggi afferma che soltanto una crisi , reale o percepita, genera il vero cambiamento; e quando la crisi si genera le azioni che si intraprenderanno dipendono dalle idee che circolano. Il controllo dei mass madia, delle televisioni e dei giornali è estremamente funzionale allo scopo di manipolare le idee che circolano. Non a torto l’Italia è tra i primi posti dei paesi “semi liberi” per quanto riguarda la libertà di stampa, anche se il premier, pochi giorni fa ha affermato che da noi “ c’è troppa libertà”.
Ecco perché vi diciamo con una certa sicurezza che la emergenza rifiuti Campana è stata creata ad arte per puntare velocemente agli scopi che si erano prefissati i portatori di interessi economici legati alle lobby inceneritoriste e quelle del traffico dei rifiuti tossici, perché come dice Nicola Capone nel video. Le discariche servono e servono grandi per occultare il traffico di rifiuti tossici con la RSU. Per questo non si riduce, non si differenzia, non si recupera, non si divide il secco dall’umido.
Forzare la mano con le popolazioni, portarle a credere che la soluzione proclamata sia la soluzione, usare allo scopo lo shock, la ridondanza mediatica, la persuasione anche con soggetti di valore scientifico riconosciuto, vedi le affermazioni di Veronesi a “che tempo che fa”, portare le scolaresche a visitare l’inceneritore di Vienna. Nascondere ed occultare la verità, negare che ci sia una reale alternativa. Usare le parole d’ordine degli antagonisti come spot pubblicitari tesi a svuotale del reale significato e allora promuovere le giornate del riciclo della riduzione, fumo negli occhi ai cittadini spettatori, manipolazioni da prestigiatore.

Ma quanto ci costa in termini economici, ambientali sanitari tutto questo. Quanto ci costa in termini culturali?
“Il sud continua ad essere destinato ad altro che non alla sua vocazione primaria di guida culturale dell’Europa.
Il Mediterraneo oramai è visto solo come piattaforma per il commercio; pattumiera d’Europa; base missilistica, Sigonella è la più grande del mediterraneo; a Niscemi, gli stati uniti vogliono installare uno dei quattro più grandi sistemi di intercettazione che avrà un impatto ambientale grandissimo. Sottomarini nucleari vengono portati ad Augusta dove già c’è il petrolchimico.

C’è un piano in cui il mezzogiorno viene destinato ad altro, gli investimenti alla cultura vengono tagliati, si tenta di chiudere gli istituti di cultura; si tenta di distruggere il paesaggio, anche nei suoi posti più simbolici, come ad esempio il Parco Nazionale del Vesuvio.Tutto questo avviene impunemente e l’Europa non capisce che non è un problema locale, se viene distrutta la magna Grecia, se viene distrutta la Grecia lasciata annegare nei problemi finanziari che sono stati causati soprattutto anche dall’America, è l’Europa che perde la sua identità invece, tutto questo rientra in una visione ristretta, angusta per cui se si fa la discarica nel parco del Vesuvio il problema magari non è neanche di Napoli ma solo dei comuni di Bosco reale e di Terzigno, o al massimo è un problema di Napoli o al massimo è un problema della Campanai

Mentre invece è un problema dell’Europa, perché l’Europa sta proprio distruggendo quella che è l’origine della sua cultura e della sua identità la Grecia e la magna Grecia.” ( Anna Fava)

Il piano è la distruzione economica del sud?
Quando si fanno scelte tanto scellerate quanto quelle di scegliere di realizzare discariche di tal quale, non ammesse nel resto d’Europa, in parchi come quello di Chiaiano, con prodotti tipici quali le famose ciliegie e la mela annurca di Chiaiano, le noci, le castagne; o, la più grande d’Europa nientedimeno che nel Parco Nazionale del Vesuvio dove si producono prodotti Dop e DOC, quali vini pregiatissimi come il lacrima Cristy; il pomodorino del pinnulo, quando si lascia che aree come quella del casertano, massimo produttore di mozzarella di bufala del mondo, del Nolano, di Acerra, una volta terre fertilissime e di grande produzione agricola, si facevano tre raccolti all’anno in queste terre dette per l’appunto terre felix, vengono abbandonate ai rifiuti tossici, al degrado, e si destinino senza bonifiche a ricevere impianti di stoccaggio ed inceneritori, allora si sta pianificando la distruzione di un economia e di un intero ecosistema, si è deciso di distrugge la biodiversità di quei luoghi, reale ricchezza dei territori e si condanna al degrado alla povertà e alla malattia intere generazioni.
Quando si lascia che gli storici regi lagni, oggi sversatoi incontrollati di rifiuti di ogni specie, inquinino uno dei litoranei più belli della nostra penisola, con ripercussioni sulla balneabilità di tutto il litorale flegreo e delle isole, si sta dichiarando guerra economica ad una regione, si distrugge insieme all’economia agro alimentare l’economia turistico balneare, si privano i suoi cittadini del diritto inalienabile al mare.

Perché non si fanno scelte coerenti con le vocazioni culturali turistiche ed agro alimentari del nostro territorio?
Per i rifiuti oramai la letteratura è ampiamente conosciuta. Il rifiuto non andrebbe neanche chiamato tale, perché praticamente non esiste, con la riduzione degli imballaggi, con il riciclo e il riutilizzo, con la buona progettazione e la razionale scelta dei materiali, con impianti di compostaggio, per restituire alla terra quello che è della terra, per scongiurare la desertificazione, cui anche la nostra regione è condannata dalle attuali scelte, a costi sopportabili, e non proibitivi come sono quelli del portare fuori regione in altri impianti a 200 fino a 350 euro a tonnellata. E con impianti di selezione e vagliatura del secco con un recupero di materia fino al 100 per 100, e oramai tutti sappiamo che con l’estrusione si produce ottima materia prima seconda certificata, che oramai ha un mercato molto diffuso in tutta Europa ed anche in Italia, grazie alla diffusione di impianti tipo quello di Vedelago. L’impianto di Vedelago a fronte di circa 90 operatori ha un indotto di circa 9.200 unità lavorative.
Quindi lavoro, risanamento, ricchezza distribuita.
Perché questo non si fa?
Le risposte possono essere di diversa natura.
Non si fa perché gli interessi lobbistici sono forti su altri settori,. Non si fa perché da sempre per svilupparsi il capitalismo d’assalto necessità di sacche di povertà e di sottosviluppo da ricattare, da sfruttare da utilizzare come merce di scambio elettorale , come mano d’opera per il mala affare. Gente svilita, deprivata di dignità disposta a tutto per poco.
C’è sicuramente anche una risposta di mercato; la crisi economica del nord necessità di una seria riconversione che non può più reggersi sull’industria pesante in crisi irreversibile e quindi si punta al rilancio dell’agroalimentare e del turismo balneare e turistico. Nel nostro paese avviene che una parte del territorio è molto ben rappresentata nel governo con la lega, che ne è ago della bilancia, forzando scelte a discapito di un’altra area del paese. Come avviene naturalmente nel libero mercato si attua la concorrenza. ed è così che si verifica la possibilità di imporre scelte strategiche come il fiscalismo fiscale, ad esempio

“A lungo la storia dell’ambientalismo ha coinciso essenzialmente con la storia di come le élites bianche dei paesi ricchi hanno scoperto la bellezza e la fragilità della natura, e di come hanno cercato di proteggerla. Dietro questa versione dell’ambientalismo è possibile intravedere un’idea della natura e delle sue relazioni con la società: l’aspirazione a un ambiente sano e – perché no? – bello sarebbe, dunque, un lusso da ricchi e colti, fuori dall’orizzonte e dai bisogni dei poveri. Ma è un altro l’ambientalismo che ci interessa: non l’ambientalismo dei ricchi, dei parchi nazionali o dello sfruttamento razionale delle risorse naturali, ma quello dei poveri, che mischia linguaggi e chiede giustizia sociale e ambientale più che una generica protezione della natura o un suo più efficiente utilizzo. Ovviamente questo approccio implica non solo una revisione delle culture ambientaliste, ma anche un ripensamento dell’idea stessa di natura; essa non è tanto un luogo di contemplazione o lo spazio della ricreazione, ma piuttosto la base materiale di sostentamento delle comunità che, difendendo quella natura, difendono se stesse e la loro sopravvivenza”. (Marco Armiero, prefazione al libro di Martinez Alier Juan: “L’ecologismo dei poveri”)

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